Quanto costa rifare l’impianto elettrico di casa nel 2026?
Rifare l’impianto elettrico è uno degli interventi più importanti quando si ristruttura una casa datata. A differenza di pavimenti, colori o arredamento, infatti, l’impianto elettrico riguarda direttamente sicurezza, funzionalità e possibilità di utilizzare correttamente elettrodomestici e dispositivi moderni. Un impianto progettato male può creare problemi per anni, mentre rifarlo dopo aver completato pavimenti e tinteggiature significa quasi sempre dover riaprire muri e tracce.
Nel 2026, il costo per rifare completamente un impianto elettrico domestico può essere stimato indicativamente tra 50 e 130 euro al metro quadrato, mentre molti professionisti lavorano anche con un prezzo per punto elettrico che può collocarsi approssimativamente tra 80 e 150 euro per punto, a seconda della dotazione e di ciò che è compreso nel preventivo. Per un appartamento di circa 100 metri quadrati, una fascia realistica per un impianto standard può quindi essere indicativamente compresa tra 5.000 e 9.000 euro, mentre impianti più evoluti, con numerosi punti, automazioni e domotica, possono costare sensibilmente di più.
Si tratta naturalmente di valori orientativi. Il prezzo finale dipende dal numero di prese e comandi, dalla complessità delle tracce, dal quadro elettrico, dalle serie civili scelte, dalla presenza di rete dati, videocitofono, tapparelle motorizzate, climatizzazione e sistemi smart.
Vediamo quindi quanto costa rifare l’impianto elettrico nel 2026, come viene calcolato il preventivo, quanto può costare per case da 50, 80, 100 e 150 metri quadrati, cosa comprende un punto luce e quali documenti devono essere rilasciati a fine lavori.
Quanto costa un impianto elettrico al mq nel 2026?
Il prezzo al metro quadrato può essere utile per ottenere una prima stima, ma non è il metodo più preciso per calcolare un impianto elettrico.
Indicativamente possiamo considerare:
| Tipologia di impianto | Costo orientativo |
|---|---|
| Impianto essenziale | 50-70 €/m² |
| Impianto standard ben accessoriato | 70-100 €/m² |
| Impianto evoluto/domotico | 100-130 €/m² o più |
Le rilevazioni di mercato pubblicate nel 2026 mostrano valori simili, anche se cambiano in funzione di ciò che viene compreso. Alcune stime collocano infatti il rifacimento completo tra 50 e 90 €/m² per un’abitazione standard, con prezzi che possono raggiungere 130-150 €/m² quando aumentano automazioni e dotazioni.
Per questo bisogna sempre verificare se il prezzo comprende:
- materiali;
- cavi;
- corrugati;
- scatole;
- quadro elettrico;
- prese e interruttori;
- tracce murarie;
- chiusura delle tracce;
- manodopera;
- dichiarazione di conformità.
Un prezzo apparentemente basso può infatti non comprendere le opere murarie.
Quanto costa rifare l’impianto elettrico di una casa di 50 mq?
Un appartamento di circa 50-60 m² può avere indicativamente tra 40 e 55 punti elettrici, anche se il numero varia in funzione della distribuzione degli ambienti e delle esigenze.
Per un rifacimento completo possiamo considerare una fascia indicativa di:
2.500-5.500 euro circa.
Una soluzione essenziale può collocarsi nella parte bassa della forbice, mentre una casa con numerose prese, cucina molto attrezzata, climatizzazione e predisposizione dati può facilmente salire.
Nei piccoli appartamenti il costo al metro quadrato può risultare relativamente elevato perché il quadro elettrico e diverse lavorazioni sono comunque necessari indipendentemente dalla superficie.
Quanto costa rifare l’impianto elettrico di 80 mq?
Per un appartamento di circa 80-90 m², una dotazione moderna può facilmente comprendere 60-85 punti elettrici.
Una stima orientativa può collocarsi tra:
4.000 e 8.000 euro.
Il prezzo può salire se vengono aggiunti:
- numerosi circuiti dedicati;
- prese USB;
- rete Ethernet;
- tapparelle elettriche;
- sistema di allarme;
- videocitofono;
- climatizzatori;
- automazioni.
Un trilocale moderno necessita spesso di molti più punti rispetto a un’abitazione progettata trent’anni fa.
Quanto costa rifare l’impianto elettrico di 100 mq?
Per un appartamento di 100 m², diverse rilevazioni del 2026 collocano un impianto completo standard nella fascia di circa 5.000-9.000 euro.
Un impianto essenziale potrebbe costare meno, mentre un progetto particolarmente ricco può superare facilmente i 10.000 euro.
Un appartamento di questa superficie può avere indicativamente tra 70 e oltre 100 punti, soprattutto quando sono presenti:
- due bagni;
- cucina grande;
- più camere;
- studio;
- climatizzazione;
- tapparelle motorizzate;
- rete dati;
- illuminazione articolata.
Non bisogna quindi fissarsi esclusivamente sulla superficie.
Il numero e il tipo dei punti è spesso molto più significativo.
Quanto costa rifare un impianto elettrico di 120-150 mq?
Per una casa di 120-150 m², una fascia orientativa può partire da circa 6.500-8.000 euro per una soluzione relativamente semplice e raggiungere 12.000-15.000 euro o più quando il livello di dotazione cresce.
In una villetta di grandi dimensioni possono essere necessari anche:
- quadri secondari;
- illuminazione esterna;
- cancello elettrico;
- videocitofono;
- garage;
- giardino;
- pompa di calore;
- fotovoltaico;
- wallbox;
- sistemi di sicurezza.
A quel punto il confronto con un normale appartamento perde significato.
Quanto costa un punto luce nel 2026?
Il termine punto luce viene spesso utilizzato nei preventivi, ma può generare confusione.
Nel linguaggio commerciale, il “punto” può indicare una presa, un comando, un’uscita per illuminazione o un’altra terminazione dell’impianto.
Nel 2026 un costo indicativo può collocarsi intorno a 80-150 euro per punto, ma il valore dipende fortemente da cosa viene incluso.
Un preventivo da 100 euro a punto potrebbe comprendere:
cavo, corrugato, scatola, frutto, placca, posa e collegamento.
Un altro potrebbe escludere completamente le opere murarie.
Per questo il prezzo per punto è utile solo quando viene definito con precisione cosa comprende.
Quanti punti elettrici servono in una casa?
La risposta dipende dalla superficie e dallo stile di vita.
Una casa moderna utilizza molti più dispositivi rispetto al passato.
Pensiamo soltanto a:
smartphone;
computer;
televisori;
router;
assistenti vocali;
elettrodomestici;
climatizzatori;
robot aspirapolvere;
sistemi di sicurezza;
caricabatterie;
dispositivi smart.
Una delle migliori strategie durante la ristrutturazione è quindi abbondare ragionevolmente con le prese, soprattutto nelle zone nelle quali sappiamo già che verranno installati mobili e dispositivi.
Aggiungere una presa quando le pareti sono aperte costa molto meno che farlo dopo.
Cosa comprende il rifacimento completo dell’impianto?
Un rifacimento completo generalmente comporta la rimozione o dismissione dell’impianto precedente e la realizzazione di una nuova distribuzione.
Possono essere comprese:
- nuove tracce;
- nuove tubazioni corrugate;
- nuovi cavi;
- scatole;
- prese;
- interruttori;
- quadro elettrico;
- protezioni;
- collegamenti;
- circuiti dedicati;
- verifiche finali;
- documentazione prevista.
La configurazione concreta viene però stabilita in funzione dell’abitazione e del progetto.
Quanto costa il quadro elettrico?
Il quadro elettrico rappresenta il centro dell’impianto domestico.
Un quadro moderno deve essere dimensionato correttamente e organizzato in modo da separare diversi circuiti.
Una casa può avere circuiti distinti per:
- illuminazione;
- prese;
- cucina;
- forno;
- climatizzatori;
- lavatrice;
- asciugatrice;
- pompe di calore;
- altri carichi importanti.
Il prezzo dipende quindi dal numero e dal tipo dei dispositivi di protezione installati.
Per un quadro domestico semplice possono bastare alcune centinaia di euro, mentre configurazioni più articolate possono costare sensibilmente di più.
Conviene dividere l’impianto in più circuiti?
Sì, generalmente una suddivisione razionale migliora gestione e sicurezza.
Se tutta la casa fosse collegata a un unico circuito, un singolo problema potrebbe interrompere l’alimentazione di tutto l’appartamento.
Dividendo l’impianto, un guasto sulla linea della cucina non necessariamente disattiva anche illuminazione e camere.
La configurazione deve naturalmente essere progettata dall’installatore in funzione della normativa tecnica applicabile.
Quanto costa rifare l’impianto della cucina?
La cucina è uno degli ambienti nei quali serve il maggior numero di prese e circuiti.
Bisogna considerare:
- frigorifero;
- forno;
- piano a induzione;
- lavastoviglie;
- cappa;
- microonde;
- macchina del caffè;
- piccoli elettrodomestici.
Prima di realizzare l’impianto elettrico è quindi fondamentale conoscere almeno la disposizione generale della cucina.
Installare prese dietro il lavello o dimenticare l’alimentazione della lavastoviglie sono errori facilmente evitabili con una buona progettazione.
Piano a induzione: serve modificare l’impianto?
Può essere necessario.
Il piano a induzione rappresenta un carico importante e deve essere valutato insieme alla potenza disponibile e alla configurazione dell’impianto.
Se si sta ristrutturando completamente casa è quindi opportuno decidere in anticipo se utilizzare gas o induzione.
In questo modo l’elettricista può predisporre correttamente circuiti e protezioni.
Quanto costa predisporre i climatizzatori?
Ogni climatizzatore può richiedere alimentazione e circuiti opportunamente progettati.
Quando si rifà l’impianto elettrico conviene stabilire subito posizione e numero delle unità previste, anche se i climatizzatori verranno installati successivamente.
Predisporre correttamente cavi e collegamenti durante la ristrutturazione permette di evitare canaline visibili in futuro.
Conviene predisporre la rete Ethernet?
In molte abitazioni sì.
Il Wi-Fi è molto comodo, ma una rete cablata può garantire maggiore stabilità per:
- smart TV;
- computer;
- console;
- postazioni di lavoro;
- access point;
- sistemi di videosorveglianza.
Durante il rifacimento dell’impianto, predisporre alcune prese dati può avere un costo relativamente contenuto rispetto all’intervento successivo.
Impianto elettrico smart: quanto costa?
La domotica può andare da semplici moduli intelligenti fino a sistemi completi centralizzati.
Un impianto evoluto può controllare:
- luci;
- tapparelle;
- riscaldamento;
- climatizzazione;
- sicurezza;
- scenari;
- consumi;
- tende;
- videocitofono.
Per un impianto di livello avanzato, le stime 2026 possono salire verso 100-150 €/m² o più, proprio perché aumentano dispositivi e complessità.
Non è però necessario trasformare tutta la casa in un sistema domotico per ottenere funzioni intelligenti.
Una soluzione intermedia può spesso offrire un buon equilibrio tra costo e funzionalità.
I tre livelli della norma CEI 64-8
La norma tecnica CEI 64-8 prevede per gli impianti residenziali tre livelli prestazionali.
Livello 1
È il livello base, con la dotazione minima prevista.
Livello 2
Prevede una maggiore dotazione di punti e funzioni rispetto al livello base e rappresenta un livello più completo per l’utilizzo quotidiano dell’abitazione.
Livello 3
Introduce un livello superiore di prestazione e automazione, associato alla domotica.
La differenza non è quindi soltanto qualitativa, ma riguarda anche la quantità e le funzionalità dei componenti installati.
Bisogna sempre demolire i muri?
Non necessariamente.
Il metodo dipende dalla casa.
In una ristrutturazione completa le nuove linee vengono spesso installate mediante tracce nelle pareti.
In altri casi si possono sfruttare:
- corrugati esistenti;
- controsoffitti;
- contropareti;
- canalizzazioni;
- battiscopa tecnici.
La soluzione deve essere valutata tecnicamente.
Se le vecchie tubazioni sono troppo strette o deteriorate, riutilizzarle può non essere conveniente.
Quanto costano le tracce murarie?
È una voce che può modificare parecchio il preventivo.
Alcuni elettricisti quotano esclusivamente la parte elettrica, lasciando a muratore e impresa:
- apertura tracce;
- fori;
- chiusure;
- rasatura;
- tinteggiatura.
Quando si confrontano due offerte bisogna quindi verificare se queste opere sono comprese.
Un preventivo da 4.500 euro più opere murarie potrebbe finire per costare più di uno da 6.000 euro chiavi in mano.
Rifacimento totale o semplice adeguamento?
Non sempre è necessario demolire tutto.
Se l’impianto è relativamente recente e in buone condizioni può essere possibile intervenire soltanto su alcuni elementi.
Per esempio:
nuovo quadro;
nuove protezioni;
aggiunta di prese;
nuove linee dedicate;
sostituzione di alcuni componenti.
In una casa con impianto molto vecchio, invece, può avere più senso realizzare un rifacimento completo.
La decisione deve essere presa dopo una verifica tecnica, non soltanto in base all’età dell’edificio.
Come capire se l’impianto elettrico è vecchio?
Alcuni segnali possono suggerire la necessità di un controllo:
- poche prese;
- uso continuo di ciabatte;
- protezioni datate;
- quadro molto vecchio;
- fili deteriorati;
- prese che scaldano;
- interruzioni frequenti;
- impianto realizzato molti decenni fa.
Questi elementi non sostituiscono una verifica professionale, ma rappresentano buoni motivi per richiedere un controllo.
Rifare l’impianto elettrico prima o dopo i pavimenti?
Prima.
Durante una ristrutturazione completa l’impianto elettrico appartiene alle fasi iniziali.
La sequenza generale è normalmente:
demolizioni → murature → impianti → chiusura tracce → massetti → pavimenti → finiture.
Realizzare l’impianto dopo il pavimento significherebbe rischiare di danneggiare superfici appena completate.
Quando bisogna progettare illuminazione e prese?
Prima dell’apertura delle tracce.
È consigliabile avere almeno una disposizione indicativa dei mobili.
Bisogna sapere dove saranno:
letto;
comodini;
televisore;
scrivania;
divano;
cucina;
tavolo;
armadi.
Solo così è possibile posizionare correttamente prese e comandi.

Quante prese mettere dietro la TV?
Una sola presa è quasi sempre insufficiente.
Televisore, decoder, console, soundbar, modem e altri dispositivi possono richiedere numerose connessioni.
Durante la ristrutturazione conviene quindi predisporre più prese elettriche e, quando utile, anche punti dati e antenna.
Attenzione alle prese dietro ai mobili
Un altro errore frequente è installare prese esattamente dove verrà posizionato un armadio.
Questo succede quando impianto e arredamento vengono progettati separatamente.
La soluzione è semplice: disegnare l’arredamento prima di definire i punti elettrici.
Dichiarazione di conformità: cos’è?
Al termine dei lavori, l’impresa installatrice abilitata deve rilasciare la Dichiarazione di Conformità, nei casi disciplinati dal D.M. 37/2008.
La normativa stabilisce che, completati i lavori e svolte le verifiche previste, l’installatore rilasci al committente la dichiarazione relativa all’impianto realizzato.
Alla documentazione sono collegati anche gli allegati previsti, come la relazione sui materiali utilizzati e, quando necessario, il progetto.
La dichiarazione deve essere conservata con attenzione perché rappresenta un documento importante relativo all’immobile.
Posso rifare l’impianto elettrico da solo?
Il fai-da-te non è la strada corretta per un rifacimento completo dell’impianto.
La normativa disciplina le imprese abilitate alla realizzazione degli impianti e il rilascio della relativa dichiarazione di conformità.
Operazioni come sostituire una lampadina sono naturalmente diverse dalla realizzazione di nuove linee, protezioni e circuiti.
Quando si interviene sull’impianto vero e proprio è quindi necessario rivolgersi a professionisti qualificati.
Quanto costa la dichiarazione di conformità?
In un nuovo impianto realizzato da un’impresa abilitata, la dichiarazione di conformità non dovrebbe essere trattata come un optional da acquistare separatamente.
Fa parte della corretta conclusione dei lavori prevista dalla disciplina applicabile.
Bisogna quindi diffidare di offerte che presentano un prezzo molto basso e poi considerano la documentazione come un’aggiunta facoltativa.
Serve un progetto?
In determinati casi il D.M. 37/2008 prevede un progetto dell’impianto.
La complessità e il soggetto che può redigerlo dipendono dalle caratteristiche dell’intervento e dell’edificio.
Per un normale appartamento la documentazione può essere relativamente semplice, mentre per impianti di maggiore complessità entrano in gioco requisiti ulteriori.
È l’installatore o il professionista incaricato a valutare la procedura corretta.
Quanto tempo serve per rifare l’impianto elettrico?
Per un appartamento medio, il lavoro elettrico vero e proprio può richiedere alcuni giorni fino a una o due settimane, ma bisogna considerare anche il coordinamento con muratori, intonacatori e altre lavorazioni.
In una ristrutturazione completa le fasi elettriche non avvengono tutte consecutivamente.
Prima vengono realizzate tracce e predisposizioni.
Successivamente, dopo la chiusura delle pareti, vengono installati placche, prese e apparecchi finali.
Esempio di preventivo per appartamento di 80 mq
Immaginiamo un trilocale di circa 80 m² con un nuovo impianto standard.
Potremmo avere indicativamente:
60-80 punti elettrici;
nuovo quadro;
linee dedicate cucina;
predisposizione climatizzatori;
prese TV e dati;
materiali e manodopera;
dichiarazione di conformità.
Un costo complessivo indicativo potrebbe collocarsi intorno a 4.500-7.000 euro, prima di eventuali funzioni domotiche particolari.
La cifra cambia molto se opere murarie e ripristini vengono conteggiati separatamente.
Esempio per una casa di 100 mq
In un appartamento di 100 m² con circa 80-100 punti e dotazione di livello intermedio, il preventivo potrebbe collocarsi orientativamente nella fascia 5.500-9.000 euro.
Se aggiungiamo automazione delle tapparelle, allarme, videocitofono, numerose prese dati e domotica, possiamo superare facilmente i 10.000 euro.
Come risparmiare sul nuovo impianto elettrico
Il modo migliore non è ridurre indiscriminatamente il numero delle prese.
Conviene invece:
progettare tutto in anticipo;
evitare modifiche durante il cantiere;
concentrare le funzioni smart realmente utili;
scegliere serie civili di buona qualità ma non necessariamente di design;
confrontare preventivi dettagliati;
coordinare elettricista e muratore.
Spendere qualche centinaio di euro in più per aggiungere prese nei punti giusti può evitare per anni ciabatte e prolunghe.
Dove non conviene risparmiare
Sicurezza e qualità dell’impianto devono avere priorità.
È poco sensato investire migliaia di euro in pavimenti e arredamento e cercare poi di ridurre al minimo il costo dell’impianto nascosto dentro le pareti.
Il principio dovrebbe essere lo stesso utilizzato per tutta la ristrutturazione:
prima si investe su quello che è difficile modificare, poi sulle finiture facilmente sostituibili.
Bonus Ristrutturazioni 2026 e impianto elettrico
Il rifacimento dell’impianto elettrico può rientrare, quando sono rispettati i requisiti previsti, tra gli interventi agevolabili nell’ambito della ristrutturazione edilizia.
Per le spese interessate sostenute nel 2026, il quadro fiscale prevede il 50% nelle condizioni previste per l’abitazione principale e il 36% negli altri casi agevolabili, nell’ambito del limite previsto dalla normativa.
Come sempre, la detrazione non deve essere considerata automaticamente applicabile a qualsiasi semplice acquisto o intervento: occorre verificare tipologia dei lavori, soggetto che sostiene la spesa, documentazione e modalità di pagamento.
Gli errori più comuni quando si rifà l’impianto
Il primo è mettere poche prese.
Il secondo è decidere la posizione dell’arredamento soltanto dopo.
Il terzo è dimenticare le esigenze future.
Un quarto errore riguarda la cucina, che viene spesso progettata indipendentemente dall’elettricista.
Bisogna inoltre evitare di dimenticare:
- modem;
- fibra;
- climatizzatori;
- tapparelle;
- videocitofono;
- illuminazione esterna;
- eventuale wallbox;
- dispositivi smart.
Un impianto nuovo dovrebbe essere progettato non soltanto per la casa che utilizziamo oggi, ma anche per le esigenze ragionevolmente prevedibili nei prossimi anni.
Quanto costa davvero rifare l’impianto elettrico nel 2026?
Possiamo quindi utilizzare queste fasce come riferimento iniziale:
50-70 €/m² per un impianto essenziale;
70-100 €/m² per una soluzione standard più completa;
100-130 €/m² o più per sistemi evoluti e domotici.
Per un normale appartamento di 100 m² possiamo quindi aspettarci orientativamente 5.000-9.000 euro, con possibilità di superare i 10.000 euro quando aumenta la dotazione.
Il prezzo deve però essere sempre letto insieme al contenuto del preventivo.
Un’offerta da 4.000 euro che esclude tracce, ripristini, placche e parte dei materiali non è necessariamente più conveniente di una da 6.000 euro completa.
La domanda corretta non è quindi soltanto:
quanto costa rifare l’impianto elettrico?
Ma:
quanto costa rifarlo completamente, con la dotazione che serve alla mia casa e con tutte le lavorazioni necessarie comprese?
È questa distinzione che permette di confrontare correttamente i preventivi e di evitare costi inattesi durante la ristrutturazione.
Domande frequenti
Quanto costa rifare un impianto elettrico di 100 mq nel 2026?
Per un appartamento di circa 100 m² si può considerare orientativamente una fascia di 5.000-9.000 euro per una soluzione standard, mentre impianti molto accessoriati o domotici possono superare i 10.000 euro.
Quanto costa un punto luce?
Nel 2026 un punto elettrico può costare indicativamente 80-150 euro, ma è fondamentale verificare cosa comprende il prezzo: materiali, tracce, frutti, placche e ripristini possono essere inclusi oppure esclusi.
Quanto costa un impianto elettrico di 80 mq?
Per una casa di circa 80 m² una fascia indicativa può essere 4.000-8.000 euro, a seconda del numero dei punti e della dotazione.
Quanto costa un impianto elettrico al mq?
Indicativamente si può partire da 50-70 €/m² per un impianto base, arrivare a 70-100 €/m² per uno standard e superare 100-130 €/m² per soluzioni evolute.
La dichiarazione di conformità è obbligatoria?
Al termine dei lavori disciplinati dal D.M. 37/2008, l’impresa installatrice rilascia la Dichiarazione di Conformità dopo le verifiche previste sull’impianto realizzato.
Conviene rifare completamente un vecchio impianto?
Dipende dalle condizioni. Su impianti molto datati o insufficienti per le esigenze moderne, un rifacimento completo può risultare più razionale rispetto a numerosi interventi parziali successivi.
Quando bisogna rifare l’impianto durante la ristrutturazione?
Gli impianti vengono generalmente realizzati dopo demolizioni e nuove murature e prima di intonaci, pavimenti e finiture definitive.
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